Marta
Quest' estate tutti i miei amici sono andati in vacanza al mare o in montagna, io invece ho deciso di vivere un'esperienza missionaria in Kenya, ad OlMoran. I dubbi e le paure fin dall'inizio sono stati molti, ma il desiderio di andare in quei luoghi era così forte.
Così con altri tre ragazzi della diocesi e con Mons. Visentin, il giorno 29 Settembre 2005 siamo patiti alla volta del Kenya.
Ospite di Don Giovanni Volpato, il mio ruolo è stato di conoscenza ed esplorazione del luogo. Il Kenya è un luogo caratterizzato da molte scuole e proprio con i bambini ed i ragazzi sono avvenuti i primi incontri; con loro abbiamo improvvisato giochi, distribuito caramelle, palloncini e quaderni. I bambini erano spinti dalla curiosità e dalla possibilità di poter vedere e toccare un uomo bianco per poterci parlare e poi giocare. Molti di loro hanno superato la timidezza e con perfetto inglese hanno voluto sapere qualcosa di noi, con i bambini si scherzava e si gesticolava, anche se questi parlavano con la profondità dei loro occhi.
Ogni incontro è sempre stata una festa fatta di canti, balli, preghiere infatti in tutte le scuole siamo stati accolti con canti, la cosa più preziosa che potevano offrirci e che timidamente e con pessimi risultati abbiamo voluto anche noi contraccambiare. Con molti giovani della parrocchia abbiamo organizzato degli incontri per conoscerci e confrontarci sulla fede, anche se poi la curiosità della nostra vita ha preso il sopravvento. Hanno voluto sapere le cose più semplici com'è fatta la nostra casa, quanti fratelli abbiamo, le nostre scuole, la nostra povertà e per poco tempo hanno avuto modo di fantasticare e di sognare con i nostri racconti.
Altre volte siamo andati a trovare le vicine tribù dei Samburu, delle famiglie, alcuni anziani, ragazzi e bambini malati di Aids sia nei villaggi che negli ospedali. Molti di loro per la nostra visita ci hanno offerto dei doni, chi patate e chi mais, ma quel poco che avevano l'hanno offerto, perchè gli ospiti sono una benedizione.
Ogni mattina alle 7 partecipavamo alla messa, gremita di bambini che prima di andare a scuola facevano a gara per servire all'altare e fermarsi a pregare.
Questa esperienza ha lasciato un segno importante nel mio cuore che a parole è difficile spiegare: ogni persona incontrata è stata importante e ha saputo donarmi qualcosa di sé.
Anche se la cultura e le tradizioni sono completamente diverse sono stata accettata con amore, senza pregiudizi, e ho cercato di immergermi nelle loro tradizioni ed usanze. Il confronto con le nostre abitudini è stato inevitabile. Il nostro modo di vivere la fede, infatti è poco partecipato e svogliato, non è visto come una festa ma come un dovere, soprattutto per i bambini. La preghiera per queste persone è il pane quotidiano, nella preghiera credono e la praticano molto, infatti anche se poveri materialmente sono ricchi spiritualmente.
Tutti questi ricordi porterò nel cuore e spero che da questo semplice racconto a qualcuno di voi possa nascere la voglia di partecipare ad un' esperienza missionaria.
Porto a tutti i saluti di Don Giovanni e preghiamo per lui e per la sua missione.
Marta Cabbia
